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IL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE DEVE TORNARE AD ESSERE IL PRIMO RIFERIMENTO PER IL CITTADINO ATTRAVERSO:

 

1) Le cure primarie, che come sappiamo da molti anni, meno costose e più sostenibili, riducono la pressione ingiustificata su ospedali e Pronto soccorsi, sono più in grado di raggiungere le persone vulnerabili e producono coesione sociale; per questo ritengo urgente una significativa inversione di tendenza: la rete dei servizi territoriali deve tornare ad essere il principale riferimento per il cittadino. Il sistema di rete che propongo non risponde ad una logica di domanda ma ad una presa in carico pro-attiva del bisogno tramite il potenziamento della figura dell’infermiere, con l’istituzione degli Ambulatori Infermieristici della Fragilità, la collaborazione con i Medici di Medicina Generale, responsabili clinici dei pazienti e l’implementazione di sistemi di monitoraggio a domicilio degli assistiti (telemedicina).Il modello clinico-organizzativo che si propone di realizzare (Rete di Cure Primarie) è caratterizzato da interventi innovativi  quali:

 

1.     Ambulatorio Infermieristico della fragilita’ (all’interno degli studi medici)

2.     Servizio di teleSalute e teleAssistenza

3.     Protocollo dimissione programmata

4.     Protocollo tra pronto soccorso e mmg

5.     Emergenza a bassa criticità – H24 6.     Rete emergenza (118)

7.     Ospedale di comunita’

8.     Farmacia dei servizi

9.     Centro Socio-Sanitario della fragilità

10.  Corso di Formazione Infermieri e OSSF

11.  Registro epidemiologico della fragilità

 

2) Proposta di riorganizzazione del ruolo delle comunità locali e della loro espressione istituzionale, i Comuni, il cui progressivo impoverimento, con una perdita della relazione fra politiche sanitarie e politiche sociali (anch’esse indebolite finanziariamente e strutturalmente). E invece, ancora oggi, un punto particolarmente critico è quello dell’integrazione tra presa in carico di tipo sociale e di tipo sanitario, per offrire una risposta adeguata ai bisogni connessi alla cronicità e alla non autosufficienza. Altrettanto importante è rinnovare la capacità del nostro sistema di prendersi effettivamente cura dei bisogni complessivi della persona.

 

3) Potenziamento delle cure domiciliari che rappresentano un modello assistenziale che può garantire una migliore qualità della vita alle persone che abbiano subìto una compromissione dell’autosufficienza, evitando o riducendo altresì il rischio di ricoveri. Tra queste, l’assistenza domiciliare integrata (ADI) va considerata come la forma più importante di assistenza a domicilio, ma la sua organizzazione e diffusione non sono ancora adeguate. L’assistenza domiciliare integrata è il modello assistenziale che si propone di promuovere l’integrazione delle competenze professionali sanitarie con quelle sociali, per realizzare programmi di cura e assistenza orientati a soggetti di qualsiasi età, che necessitano di un’assistenza continuativa o limitata nel tempo, erogabile al loro domicilio e sostenibile dal nucleo familiare, favorendo il recupero delle capacità residue di autonomia e di relazione ed evitando il ricorso improprio al ricovero in ospedale o in strutture residenziali. I principali obiettivi dell’Assistenza Domiciliare Integrata sono:

• dare una risposta assistenziale a specifici bisogni di salute;

• evitare ricoveri non giustificati in ospedali e strutture residenziali;

• mantenere il paziente nel proprio ambiente di vita;

• contribuire alla realizzazione della continuità e dell’integrazione dell’assistenza;

• coinvolgere attivamente i care-giver informali del paziente (familiari, amici, volontari);

• perseguire la sostenibilità assistenziale, massimizzando i benefici di salute per i pazienti

 

4) Potenziamento delle Cure Palliative. L’OMS definisce Palliative Care così: Le cure palliative corrispondono a una condotta e un trattamento che dovrebbe migliorare la qualità di vita dei pazienti e dei loro parenti, in presenza di una malattia mortale. Essa ottiene ciò ricercando attivamente e precocemente, rilevando ripetutamente e trattando adeguatamente i dolori e i problemi fisici, psicosociali e spirituali. Esse comprendono trattamenti medici, interventi infermieristici e sostegno psichico, sociale e spirituale. Le cure palliative devono rispondere in modo esaustivo ai bisogni dei pazienti. Sintomi e sofferenze devono essere possibilmente anticipati e alleviati. Un’adeguata qualità delle prestazioni di cure palliative richiede competenze professionali specifiche da parte dei professionisti della salute. Le cure palliative sono somministrate, nel limite del possibile, nel luogo scelto dalla persona malata o in procinto di morire. La rete delle strutture di assistenza garantisce la continuità del trattamento e del sostegno. È necessario prevedere e integrare precocemente le possibilità delle cure palliative, come complemento delle misure curative e riabilitative. Tuttavia, non va dimenticato che la loro azione si concentra sul periodo in cui la cura della malattia non è più ritenuta possibile e non costituisce più l’obiettivo primario.

 

·        leniscono dolori e altri disturbi opprimenti,

·        sostengono il paziente nel restare attivo il più a lungo possibile,

·        integrano aspetti psicologici e spirituali,

·        affermano la vita e considerano la morte un processo normale,·        non vogliono né accelerare né ritardare la morte,

·        sostengono i familiari nell’elaborazione della malattia del paziente e del proprio lutto,

·        consistono in un lavoro di gruppo per rispondere al meglio alle esigenze dei pazienti e dei loro famigliari,

·        possono essere applicate precocemente nella malattia, in combinazione con le misure che tendono a prolungare la vita,          come per esempio la chemio terapia e la radioterapia. 

Comprendono anche la ricerca necessaria per capire e trattare al meglio i disturbi o le complicazioni cliniche.

 

5) Liste di attesa. Oggi “più di ieri” sono un’emergenza sulla quale concentrare subito l’attenzione e gli sforzi di tutti.Perché oggi “a differenza di ieri” dobbiamo fare i conti anche con uno tsunami di prestazioni che durante il lockdown sono state sospese e che ancora oggi attendono una risposta.Una mole di prestazioni che va ad aggiungersi a quelle che ordinariamente si stanno prenotando in questi giorni e in queste ore, in un’organizzazione e in un contesto “rallentato” che deve continuare necessariamente a fare i conti con il Covid, e quindi con le misure necessarie per prevenire il contagio e con limiti strutturali. E i tempi di attesa inevitabilmente si allungano, considerando anche gli effetti del classico rallentamento dovuto alla pausa estiva.Per questo la prima azione da mettere in campo è quella di fare subito chiarezza sui numeri, attraverso un puntuale dimensionamento a livello nazionale del fenomeno delle prestazioni sospese durante il lockdown e degli attuali tempi di attesa, garantendone la massima trasparenza in termini di accesso alle informazioni, innanzitutto per i cittadini.Se non si agisce subito, chi potrà, continuerà a mettere mano al portafoglio ricorrendo al privato per aggirare i tempi di attesa, chi non potrà continuerà ad attendere o rinunciare, magari incappando in complicanze. E tutto questo, inciderà sul livello di salute delle comunità, aumenterà in modo drammatico le disuguaglianze e le differenti velocità dei Servizi sanitari Regionali, senza considerare l’impatto anche dal punto di vista economico sul SSN.

 

Alcuni suggerimenti per cercare di abbattere le liste di attesa per visite ed esami specialistici:  

 

1) affrontare il “problema Cronici” con un semplice accorgimento: fissare, come avveniva in passato, già al momento di una visita e/o in occasione della dimissione ospedaliera, l’appuntamento per la successiva visita di controllo; si risparmierebbe così tempo, denaro e il paziente sarebbe sicuro di essere seguito dallo stesso specialista o almeno dalla stessa equipe.

 

2) considerare l’abbattimento delle liste d’attesa come uno dei principali criteri di valutazione nella scelta e nella conferma dei Direttori Generali delle ASL (in Lombardia sono le attuali ATS) e degli Ospedali, non limitandosi, come avviene attualmente, al solo pareggio di bilancio. Peraltro l’efficienza e l’efficacia dei servizi sanitari da parte dei Direttori Generale è previsto dal Decreto leg.vo 502/92.

 

3) abolire i tetti di spesa, o almeno sostituirli con forme di controllo più consone alle reali necessità della popolazione; attualmente consistono in budget annuali (calcolati in base alla spesa dell’anno precedente) assegnati agli ospedali in modo rigido 

 

4) l’eliminazione del numero chiuso a Medicina e alle scuole di specialità. Si ricorda che anche in questo caso l’introduzione del numero chiuso è un provvedimento degli ultimi anni. 

 

5) Potenziamento delle Strutture sul nostro territorio e renderle efficienti per garantire prestazioni di questo livello fornendole di strumentazioni quali tac rmn e tutti quegli esami specialistici utili per diagnosi e controllo; oltre che a medici specialistici di ogni branca che si occupino delle visite di follow-up oltre che delle prime visite. 

 

6) Per poter realizzare ciò sarà necessario acquistare strumenti, tecnologie, ristrutturare questi edifici, metterli in sicurezza e potenziare le risorse con assunzioni di medici, infermieri, personale tecnico, operatori di supporto e amministrativi che si possano occupare delle pratiche burocratiche

 

 

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La salute non può aspettare.

 

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